Ferite emotive: quando prendono decisioni al posto tuo
- Sabrina Mascia
- 21 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 22 dic 2025

Le ferite emotive non guarite possono influenzare le tue scelte, le relazioni e il lavoro, spesso senza che tu te ne accorga. In questo articolo esploriamo come riconoscerle e tornare a scegliere in modo consapevole.
Cos’è una ferita emotiva e perché influenza le decisioni
Ci sono momenti in cui hai la sensazione di scegliere, ma qualcosa dentro di te sa che non è proprio così. La decisione sembra tua, eppure arriva troppo in fretta, oppure sempre nello stesso modo.
Una ferita emotiva nasce quando, in un momento della vita, non avevi le risorse per affrontare ciò che stavi vivendo. Per proteggerti, hai sviluppato strategie automatiche: adattamento, controllo, evitamento, compiacenza.
Queste strategie non spariscono con il tempo. Restano attive finché non vengono riconosciute.
Ed è così che una ferita emotiva inizia a guidare le scelte al posto tuo, senza chiedere il permesso.
Quando reagire prende il posto dello scegliere
Reagire è una risposta automatica. Scegliere richiede presenza.
Molte decisioni quotidiane non nascono da un reale ascolto, ma da una reazione:
restare in situazioni che non nutrono più
dire sì per paura di deludere
evitare conflitti anche quando servirebbero
rimandare cambiamenti importanti
Queste reazioni automatiche non sono errori. Sono segnali.
Indicano che una parte di te sta ancora cercando di proteggerti da qualcosa che, forse, non esiste più nello stesso modo.
Il corpo come segnale delle ferite emotive
Spesso la mente razionalizza, minimizza, spiega. Il corpo no.
Le ferite emotive parlano attraverso il corpo:
tensioni croniche
stanchezza che non passa
confusione mentale
senso di oppressione o chiusura
Il corpo non è contro di te. Sta segnalando che stai vivendo secondo una struttura interna che non ti rappresenta più.
Quando l’identità diventa troppo rigida, il corpo chiede spazio.
Perché non si tratta di aggiustarsi ma di ascoltarsi
Il lavoro su di sé viene spesso confuso con l’idea di “migliorarsi”. In realtà, il punto non è diventare più forti o più centrati.
È smettere di funzionare solo attraverso una parte di te.
Quando inizi ad ascoltare anche ciò che è rimasto indietro – la parte che ha imparato a resistere, adattarsi, controllare – torni ad avere una possibilità fondamentale: scegliere.
Non perché il dolore scompare, ma perché non è più lui a guidare.
Come tornare a scegliere invece di reagire
Non serve scavare all’infinito nel passato. Serve osservare il presente.
Ogni volta che senti di ripetere uno schema, puoi fermarti e porti una domanda semplice:
“Questa scelta nasce da me, o da una ferita che sta cercando di proteggermi?”
Questa domanda crea uno spazio. Ed è in quello spazio che inizia il cambiamento.
Il passaggio dalla consapevolezza alla scelta
Nel mio lavoro di coaching emotivo, accompagno le persone proprio in questo passaggio: dalla reazione alla scelta, dall’automatismo alla presenza.
Non per eliminare le ferite emotive, ma per smettere di esserne guidati.
Se senti che questo tema ti riguarda, potresti riconoscerti nel percorso raccontato nel mio libro La mappa delle tue emozioni, dove lavoro proprio sul linguaggio emotivo e sulle scelte inconsapevoli che modellano la nostra vita.
Se ciò che hai letto risuona, il percorso non finisce qui. Il lavoro sulle emozioni è un cammino di ascolto e consapevolezza che può iniziare anche in autonomia, attraverso il mio libro La mappa delle tue emozioni, oppure in uno spazio di accompagnamento individuale.
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